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Microplastiche e materiali magnetici, un legame calamita

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Alcuni ricercatori del Royal Melbourne Institute of Technology hanno recentemente ideato una tecnologia in grado di attirare le microplastiche solide e liquide presenti nell’acqua sfruttando le proprietà dei materiali magnetici.

I ricercatori hanno sviluppato un metodo innovativo ed economico attraverso cui è possibile rimuovere contemporaneamente micro-materiali solidi e contaminati disciolti grazie all’utilizzo di una polvere costituita da una struttura metallo-organica (MOF) bidimensionale separata da nano-pillole di ossido di ferro incapsulato di carbonio.

Tale struttura è in grado di catturare le microplastiche in tempi ridotti e di rimuovere persino quelle microscopiche, le cui dimensioni sono mille volte più piccole rispetto a quelle attualmente rilevabili.

Microplastiche, un problema che va contenuto

Considerato che l’inquinamento ambientale incide in modo significativo e negativo sulla salute degli organismi viventi è evidente che riuscire a ridurre o addirittura eliminare la contaminazione ambientale di tali sostanze sia prioritario.

È stato stimato che ogni anno entrano negli ecosistemi mondiali 51 mila miliardi di particelle di micro-plastiche le cui dimensioni sono inferiori ai 5 millimetri. Tali particelle possono impiegare fino a 450 anni per degradarsi completamente nell’ambiente.

L’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il cibo che mangiamo contengono tutti una percentuale di microplastiche. Uno studio effettuato da alcuni ricercatori olandesi su 22 donatori ha rilevato la presenza di microplastiche nel sangue di ben 17 persone.

Da questi dati emerge l’esigenza di trovare tempestivamente un metodo efficace per contenere la dispersione di tali inquinanti nocivi per l’ambiente e gli esseri viventi.

Microplastiche e materiali magnetici
Microplastiche e materiali magnetici

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